Lo stretto legame tra chimica e musica

Dello stretto rapporto tra chimica e musica era sicuramente convinto Aleksandr Porfir’evic Borodin (1833-1887), chimico organico e musicista russo, autore di musiche quali Il principe Igor e Nelle steppe dell’Asia centrale. Borodin era non solo un chimico di prim’ordine (al primo congresso internazionale di chimica del 1860 rappresentò la Russia insieme a Mendeleev) ma anche un talento musicale precocissimo. S’impegnò anche in numerose battaglie civili: il suo laboratorio di chimica presso l’Accademia medico-chirurgica di Mosca fu il primo in Russia ad accettare le donne nel lavoro di ricerca.

Il rapporto tra chimica e musica non si limita a considerazioni astratte: molti esempi mostrano l’importante contributo di questa scienza nel settore della manutenzione degli strumenti musicali, a partire dai celebri violini Stradivari: recenti ricerche provano infatti l’esistenza di trattamenti chimici all’origine dell’impareggiabile acustica di questi strumenti. La rivista della Divisione Didattica della SCI si è occupata del legame tra chimica e musica, ad esempio mostrando il rapporto tra la liuteria artigianale e la chimica [1], anche in relazione a specifiche aree geografiche in particolari periodi storici [2]. Un altro esempio riguarda il materiale dei flauti, le cui parti sono costruite con diversi metalli (argento, oro, platino, leghe di vario tipo, etc.). Nel XIX-esimo secolo il metallo subentrò al legno; quest’ultimo è ancora usato quando si vuole ottenere un suono molto dolce, tipico dei flauti barocchi.

Il rapporto tra chimica e musica non riguarda solo la tipologia dei materiali degli strumenti o l’esistenza di figure poliedriche come Borodin; esso è presente nella storia dei fondamenti della chimica stessa, dato che l’ipotesi di una possibile esistenza di un parallelismo tra elementi chimici e note musicali ha caratterizzato una delle tappe che hanno portato a individuare il principio ordinatore della Tavola Periodica. Il chimico inglese John Alexander Reina Newlands (1837-1898) ebbe una affascinante intuizione: disponendo gli elementi in ordine di peso atomico crescente, riscontrò che alcune proprietà ricorrevano ogni 8 elementi; in questo modo il chimico individuò una relazione tra queste proprietà e quella delle note (legge delle ottave). Anche se questo modello si rivelò fallimentare, esso conteneva in forma abbozzata il criterio della periodicità così come oggi è inteso.

La chimica ricorre da sempre nell’immaginario musicale. Negli anni in cui Robert Boyle (1627-1691) coniava la definizione operativa di elemento chimico, la musica barocca abbondava di riferimenti alla tradizione alchemica: aria, acqua, terra e fuoco erano associati alle diverse caratteristiche timbriche di una musica votata allo stupore e al divertimento. In epoca più recente, nel 1936, Edgar Achille Victor Charles Varese (1883-1965) compose un pezzo per flauto di nome Density 21,5 in occasione della presentazione di un nuovo modello di flauto costruito interamente in platino; non a caso, la densità del platino è 21,45 g/cm3.

I metalli sono poi divenuti i protagonisti delle forme più “dure” di rock; basti pensare al nome della celebre band degli Iron Maiden. L’ossigeno, simbolo di freschezza e di vita, è invece presente nel genere pop: ad esempio nella famosa Love is like Oxygen degli Sweet o in Oxygen delle britanniche Spice Girls. Curioso è il caso del litio, i cui sali hanno effetto antidepressivo: l’elemento è menzionato in alcuni pezzi interpretati da cantanti come Kurt Cobain, Sting e gli Evanescence per descrivere gli effetti più decadenti del disturbo bipolare.

Concludiamo questo breve excursus con alcuni versi della canzone Fluorine Atom dei Dr. Snark, i quali paragonano un’adolescente al fluoro, di cui è nota la forte tendenza a formare legami chimici con altri elementi:

She’s a fluorine atom!

She never stays in a single state for long!

E così la voce di Paul Estin esprime la volubilità sentimentale di una ragazza tramite una metafora chimica.