Le scienze sperimentali nella scuola dell’infanzia

I bambini cominciano a porsi domande e a recepire semplici spiegazioni sull’ambiente in cui vivono già in età prescolare; ciò è stato dimostrato da numerosi studi sulle capacità dei bambini di 3/4/5 anni relative alla comprensione di alcuni fenomeni che saranno poi ripresi nel corso della scuola primaria [1, 2]. Tuttavia in molti sistemi educativi si osserva un deficit nella trattazione dei fenomeni che coinvolgono la materia inanimata, sia a livello prescolare sia a livello di scuola primaria; al contrario molte riviste, libri di saggistica, musei scientifici o programmi televisivi mostrano da tempo un interesse considerevole per gli apprendimenti dei bambini nel campo della fisica e della chimica, a partire dalla più tenera età. Esiste quindi una distanza considerevole tra gli argomenti di scienze trattati a scuola – prevalentemente di natura biologico-sanitaria – e quelli considerati in altri contesti [3].

Introdurre i bambini della prima infanzia ad argomenti relativi alla natura inanimata richiede di verificare le loro caratteristiche in termini di sviluppo cognitivo e interesse. Una volta appurati questi due fattori, si può procedere a pianificare esperimenti scientifici che soddisfano i seguenti requisiti:

– i materiali usati devono essere assolutamente sicuri;

– i materiali ideali sono commestibili (acqua, sale, zucchero, aceto, etc.);

– le procedure devono garantire una effettiva acquisizione di familiarità del bambino con il fenomeno da studiare;

– gli esperimenti devono essere eseguiti dal bambino in prima persona;

– gli argomenti trattati devono riferirsi a fenomeni di vita quotidiana;

– la base scientifica deve essere esplicitata, onde evitare l’impressione di magia;

– gli esperimenti devono durare al massimo una ventina di minuti.

Questi requisiti restringono molto il campo dei possibili esperimenti, ma ne sono stati studiati circa una trentina che li soddisfano [4, 5, 6].

Una sperimentazione condotta in un arco di tempo molto ampio in Germania sull’apprendimento di concetti chimici da parte dei bambini in età prescolare, ha fornito risultati molto incoraggianti [7], dimostrando:

– il forte interesse dei bambini;

– la loro grande capacità di memoria delle prove eseguite e dell’interpretazione del fenomeno studiato;

– l’impatto a lungo termine di questa prima esperienza scientifica, viste le scelte accademiche e lavorative dei soggetti coinvolti una volta diventati adulti.

La rivista La Chimica nella Scuola si è occupata anche di scuola dell’infanzia, ad esempio come punto di partenza per lo sviluppo di alcuni concetti chiave in una prospettiva di curricolo verticale [7].

Riferimenti:

[1] Gelman, R.; Carey, S. The epigenesis of mind: Essays on biology and cognition; Hillsdale, 1991.

[2] Gelman, R.; Bullock, M. et al. Preschoolers’ understanding of simple object transformations. Child development 1980, 51, 691-699.

[3] Lück, G. Naturwissenschaften im frühen Kindesalter. Untersuchungen zur Primärbegegnung von Vorschulkindern mit Phänomenen der unbelebten Natur; Naturwissenschaften und Technik – Didaktik im Gespräch, 33; LIT Verlag: Münster, 2000.

[4] Lück G, Demski C. Warum schwimmt Eis auf dem Wasser? Mit Kindern der (unbelebten) Natur auf der Spur. Bausteine Kindergarten/Grundschule : Sonderheft. Aachen: Bergmoser und Höller; 1997.

[5] Lück, G. Leichte Experimente für Eltern und Kinder; Herder-Spektrum: Freiburg, 2000.

[6] Lück G. Kunststoff-Versuche – für alle Schularten geeignet. Praxis der Naturwissenschaften / Chemie: Zeitschrift für den experimentellen Unterricht 2000, 49 (4), 40-45.

[7] Riani, P. Il concetto di trasformazione. Un percorso didattico verticale dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di primo grado. Chim. Sc. 2008, 4, 130-141.